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Bruxelles, Maggio 2004 con la seguente
relazione vogliamo fornirvi un'idea generale sulle attività che riguardano
la politica sociale europea nel corso degli ultimi anni 1999-2004 per
dimostrarvi che il Partito Popolare Europeo (PPE) si muove anche in
questo settore con competenza e determinazione. "Il Partito Popolare
Europeo (PPE) ha la ferma intenzione di rimanere la forza politica più
importante presente sullo scenario europeo. Per questo motivo vuole
essere ancora di più il partito dell'economia sociale di mercato, il
partito che rappresenta senza distinzioni i datori di lavoro e i dipendenti."
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| Elmar
Brok (Membro del Parlamento Europeo) Presidente dell' Unione Europea dei Lavoratori Democratico-Cristiani (UELDC) |
Bartho Pronk (Membro del Parlamento Europeo), Presidente del gruppo lavoratori del frazione Partito Popolare Europeo (Democratico-Cristiano) e Democratici Europei al Parlamento Europeo | |||||||||
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Commissione
per l'occupazione e gli affari sociali del Parlamento Europeo: Gruppo
del Partito popolare europeo (Democratico-cristiano) e Democratici europei
COMMISSIONE
PER L'OCCUPAZIONE 5a legislatura 1999-2004
Entro il 2010 l'UE dovrà trasformarsi nell'economia più dinamica e più competitiva del mondo. La commissione ha applicato concretamente tali orientamenti generali, chiedendo misure volte a porre fine alla discriminazione fondata sul sesso in termini di retribuzione e di accesso al mercato del lavoro, ha promosso la collaborazione di tutti gli attori sul mercato del lavoro e, al contempo, ha contribuito ad evitare che il patto di stabilità venisse messo a repentaglio dalle misure adottate al fine di promuovere l'occupazione e che venisse aggravato ulteriormente l'onere fiscale delle imprese; essa ha inoltre fatto sì che le misure occupazionali fossero incentrate su alcuni punti focali, per cui gli orientamenti possono ora essere suddivisi in: 1) miglioramento dell'occupabilità, 2) sviluppo dell'imprenditorialità, 3) promozione della flessibilità delle imprese e dei dipendenti e 4) rafforzamento delle misure volte a garantire le pari opportunità. Un ruolo centrale nell'attuazione delle decisioni di Lisbona è stato svolto anche dal dibattito sulla riforma dei sistemi di previdenza sociale. In questo ambito, è stato possibile respingere le rivendicazioni, che il PPE ritiene eccessive, di armonizzare i regimi sociali in tutti gli Stati membri per introdurre un reddito minimo o una pensione minima per tutti, nonché di ridurre l'orario di lavoro ed è stato possibile far sì che al processo di riforma dei sistemi venissero applicati i seguenti principi: il lavoro deve nuovamente essere percepito come qualcosa che vale la pena di fare, i redditi devono essere consolidati, le pensioni devono essere garantite sulla base di un regime pensionistico finanziabile a lungo termine, l'integrazione sociale deve essere promossa e occorre garantire un'assistenza sanitaria di elevata qualità con costi sostenibili a lungo termine. Si propone inoltre il modello della previdenza integrativa che è diventato una realtà concreta a livello europeo grazie all'introduzione di norme in materia di controllo dei fondi pensionistici, di abbattimento delle barriere, di mobilità dei lavoratori, nonché di adeguamento allo sviluppo demografico. Inoltre, dietro l'impulso delle decisioni adottate dal vertice di Lisbona, la commissione si è occupata intensamente della qualità dei posti di lavoro e dell'offerta del mercato del lavoro e ha cercato di contribuire a garantire i posti di lavoro a lungo termine. Ciò non significa soltanto dotare i posti di lavori di attrezzature dell'ultima generazione, ma anche creare condizioni di lavoro diverse e in particolare far sì che sia più semplice conciliare la vita professionale e quella famigliare e, per i lavoratori più anziani, restare sul mercato del lavoro. In particolare, sono stati profusi notevoli sforzi volti a migliorare la direttiva sull'orario di lavoro e a includere altre categorie di lavoratori nel campo di applicazione della direttiva che in passato ne erano escluse, ma anche nel contesto dell'orario di lavoro dei conducenti di veicoli stradali e delle condizioni di lavoro dei lavoratori interinali. In questo contesto vanno visti anche gli sforzi volti a migliorare la tutela della salute e la sicurezza sul luogo di lavoro. Sono state per esempio approvate direttive sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all'esposizione all'amianto durante il lavoro e contro le vibrazioni e il rumore, nonché prescrizioni minime applicabile alle attrezzature di lavoro, che deve contribuire a prevenire cadute nel contesto di lavori effettuati in quota. Per quanto riguarda il miglioramento della qualità dell'offerta di lavoro, l'obiettivo principale è stato quello di rafforzare l'impegno nel settore dell'istruzione e della formazione. Per poter raggiungere l'obiettivo di Lisbona, di diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva del mondo, la commissione ha chiesto di migliorare i sistemi di istruzione e di combattere i deficit qualitativi registrati per ciò che riguarda l'uso delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni. Tenendo conto della rapidità con cui avvengono i cambiamenti tecnologici e dell'intensa competizione a livello globale, è necessario sviluppare un modello di apprendimento lungo tutto l'arco della vita per ottenere gli obiettivi sopra elencati e tale modello deve essere promosso anche mediante incentivi finanziari. Per migliorare in modo sostanziale le condizioni di vita delle famiglie particolarmente svantaggiate, categoria in cui rientrano molto spesso le famiglie monoparentali e per promuovere l'integrazione sociale, è stato varato un programma d'azione con una dotazione finanziaria di 75 milioni di euro che promuove la cooperazione tra gli Stati membri dell'UE nella lotta contro l'esclusione sociale. Inoltre, sono stati profusi ulteriori sforzi volti a combattere la discriminazione fondata sulla razza o l'origine etnica. La commissione ritiene importante non soltanto punire la discriminazione nei settori dell'istruzione, dell'occupazione, della protezione sociale e dell'assistenza sanitaria e istituire un diritto al risarcimento del danno subito dalla vittima della discriminazione, fermo restando che l'onere della prova è a carico dell'accusato che deve dimostrare di non aver assunto un comportamento discriminatorio, ma anche combattere la discriminazione fondata sull'età, sulla religione o sulle convinzioni personali, sul handicap o sulle tendenze sessuali. In particolare, occorre garantire un accesso libero all'occupazione e alla formazione e la parità di trattamento per ciò che riguarda le condizioni di lavoro, segnatamente la retribuzione e il licenziamento. La commissione
si è inoltre occupata dell'agenda sociale presentata
dalla Commissione che dovrà essere attuata a partire dal 2001 per un
periodo di cinque anni. In questo modo si intende garantire un'interazione
positiva e dinamica tra la politica economica, occupazionale e sociale.
Innanzitutto, la commissione intende rafforzare il ruolo della politica
sociale quale fattore produttivo nell'intento di operare la transizione
economica e sociale, adeguare un nuovo ambiente di lavoro e creare occupazione
con migliori posti di lavoro. Pertanto l'agenda sociale contiene considerazioni,
obiettivi e strategie di attuazione relativi ai settori dell'occupazione,
del cambiamento tecnologico e sociale, della sicurezza sociale e dell'equilibrio
sociale che sono stati discussi nel corso degli ultimi anni dalla commissione. Per ottenere tali obiettivi si è fatto ricorso al coordinamento delle politiche nazionali (metodo di coordinamento aperto), a disposizioni legislative adeguate, all'utilizzo dei fondi strutturali, ma anche al dialogo sociale. Per ottenere un'ulteriore integrazione si dovrebbe fare ricorso ad analisi, progetti di ricerca e al mainstreaming quali "migliori pratiche". La commissione si è occupata in modo intenso anche della codificazione del regolamento (CEE) n. 1408/71 relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale. Essa è riuscita ad ampliare il campo di applicazione del regolamento a tutte le persone che si spostano all'interno della Comunità e a semplificare le disposizioni legislative, le definizioni e i termini vigenti, nonché a far sì che l'assistenza sanitaria sia garantita anche ai pensionati residenti in Stati membri diversi da quello in cui hanno lavorato. È stato possibile evitare che a livello comunitario venissero riconosciute le coppie omosessuali, che venisse estesa la definizione di famiglia, nonché il riconoscimento dei diritti dei cittadini comunitari a cittadini dei paesi terzi.
The
European Union of Christian Democratic Workers (EUCDW) consists of 23
workers' organisations from 15 countries and is an association of the
European People's Party (EPP).
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